Illuminazione pubblica a LED: meno interventi non significa meno manutenzione
La riqualificazione a LED dell’illuminazione pubblica ha ridotto i consumi e la frequenza di sostituzione delle sorgenti luminose. Un vantaggio che può però rendere meno frequente anche la presenza degli operatori sui singoli punti luce.
L’impianto, nel frattempo, continua a invecchiare.
Pali e sostegni, linee, quadri, collegamenti e sistemi di protezione richiedono controlli che non possono dipendere solamente dal verificarsi di un guasto.
I CAM per il servizio di illuminazione pubblica – D.M. 28 marzo 2018 – delineano infatti una manutenzione che va ben oltre il semplice intervento sulle sorgenti luminose, comprendendo attività quali:
- verifica della messa a terra degli impianti, dei sostegni e delle apparecchiature;
- controllo periodico di linee e sostegni;
- verifica delle condizioni di sicurezza meccaniche, elettriche e di isolamento;
- controllo dei dispositivi di accensione e spegnimento e delle apparecchiature elettriche;
- verifiche periodiche dell’impianto e gestione delle eventuali anomalie.
Un’attenzione specifica riguarda inoltre lo stato di conservazione dei pali. Per i pali in acciaio, la UNI 11479:2020 definisce tecniche diagnostiche non distruttive per rilevare cedimenti e/o danneggiamenti del fusto dovuti a fenomeni corrosivi.
Dalla manutenzione a guasto alla manutenzione programmata
Per una Pubblica Amministrazione il primo passo è quindi conoscere lo stato del proprio impianto, individuare le criticità e definire un programma di verifiche e manutenzione adeguato alle sue caratteristiche, documentandone nel tempo gli esiti.
La riqualificazione a LED non conclude quindi la gestione dell’illuminazione pubblica: riduce gli interventi sulle sorgenti luminose, ma rende ancora più importante programmare i controlli sull’intero impianto.